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La Gazzetta di Syracuse. (Syracuse, N.Y.) 1906-????, November 03, 1950, Image 2

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P a # \A ’H * *- A r » vk\ Jp : v-L'*' ' ' \ 2 • ~ 1 » I960 'I -*■ / #*r * u < -/ ■ji -4 ■ ~ -Z » GAZZÉTTA»! s r n A c v s * P i g i t i * - N e . : 's . siswr v i t a e d A v r a m n s n toh Crùsoe CspetololS5 ‘5 .IM I p ro p in i! nostra lò­ g l i » spiar * | b ^'lU iriet <§o$o l t g m n u H i m - gettammo l’ancora iPa'l&iBSi'ia^òvùi: “di quél frmade yolfo Tlncóìé u%casó : v • •*. '-'T , ■.-. . * v , . - steso golfo motto tempo pri-(ta del vascello con qualche ma di ore. àfóu rivoleva al-, Cinese senza essere esposti a tro per cadere tutti nelle lóro le persecuzioni dei natóco. mani ede*se^e rovinati! Cór ai ad avfwre tosto dtl peri '**!(#.> àsgi *'«. =«-: -4 l a v À ** !f . . ' '«é . . colo il mio socio* il quale non fil meno barbato (di me* nfa avrebbe* TftìiutO ” m ettersi tri salvo sulla ìpìstnià à qdà- lunque còsto? ì o pói dòn vo­ levo ' abbanÒónarmi ad una risoluzione 1 Còsi’* diespràtà ; chiesi pertanto à i piloto pori toghese se conoscesse fn quei diutorni qualèbc ealahca a seno* dove andare ad anco ìàrè e cortclùedere segreta ménte il negozia dellì vendi ì i a \ M i s i . . n j ì J ;. {, - .ì . . j a — ^ entrambe queste occasioni cì 5 capitani inglési è ólasdè- gli abitanti del paese, mo-* si come uomini irragionévoli stratisi civilissimi con poi* * cncaóaci di distinguere, tre. ci portarono m ólte cosà» c inf galatnuomi c fqrfapts, tra-u grancopià, per vendercele» cioè commestibili come er baggì» radici, tè* riso, alcuni uccelli» ma nulla senza paga re,' = i Grazie $i venti contrari, II piloto, mi disse che, se aves^ q] voliera S giorni prima di si voluto- retrocedere una’ arrivare allaTtr» porto» che quaratnlnà Hi’lefjbe ad òstro, ffi veramente'Hi nòstra sod- uyrei trovato un piccolo f o r .» disfazione, Oh! coincjui con lo» detto Quineltang, riovelttnto, COme ringraziai Dio per solito sbarcavano ipadrilqw m o calcai $>1 •raio^jgìed* dèlia Missione nel v enira da|ia spiaggia- M o ra il mio so- Macao per proseguire nèllo'Cj 0 e dio» facemmo voto che, na sàbfm impastata di bugie e coniata a solo fine d ’ingan nare» òd una vera genttia re­ lazione d ì tuttoH nostro vi- ; aggio» del gcner delle spedizioni e dei nostri siti? u rCortinual nostre propó- l I r »!„' : i t - i g i i i i i v i t v i i i m m * r m m r n m m w n « * * a\ 9*4 -ti*!* t ttMà Ut qpv i # * i t ÒR fewA—Any Sito, Jmy Sjptod* insegnamento dei cristianesi­ mo ai Cinesi» e dove noti era no mai entrati navigli euro­ pei.. — Se assicurate il vostro bastimento In quelle acque — m i disse.— avete tutt o il tempo di pensare a i casi vo­ stri e a quello che vi conven ga meglio stando a terra. Certo non è una pazzia di commercio, fuorché! ìn date stagioni dell’anno, in etti v‘è una specie di piccola fiera do ve convengono i mercanti giapponesi per comprar m er­ canzie dalla Cìnti. — Ci accordammo tutti nel padtito di tornare abdictro e trasferirci nel luogo che il ^ ^ e Portghese ni aveva additato Poiché eravamo tu tti d’ac­ cordo nella massima di a «da re a questo Quinchaiig- il giorno dopo levammo l'anco­ ra senza esserci portati alla spiaggia se non 2 Volte per provvederci d'kcqua dolrer- Tn se riuscivamo a disporre di noi e delie cose nosrte in qu­ alche modo che anche non ci avesse appaganti* non sareni mo.raai più entrati ni quel bastimento della disgrazia- , 1 \ E veramente devo confes­ sare che, fra le tante circo­ stanze della mia vita non nè ho mai tro v a ta tuia cosi* tri­ ste come quella di stare in continua paura- Ricordo quel detto delle sacre pagine: \La paura dell'uomo tende insi­ die a ll’uomo. Ed è vero: vi­ vere con la paura adosso è una morte contìnua : la men­ te non è tanto oppressa, che non ammette nessuna cosola- zione. Nè le insidie della patirà mancarono certo di operare sulla nostra fantasia- ingros ssando ai norsti occhi gli stessi pericoli csìtenti* Infat­ ti, avevamo poi tutto questo gran motivo di rappresentar ìtu folli», noM weinHK) nyhnv th« fln*st foorki, * » • » ■* - * 8 - » -■ ^ * •M» tilt* Hxt hMDk éK«rs mwr* ot thii sptckdl pufdiaMi ? . . . iow prkil Gabordlim, «Hmtwtart, wooHMft, ixooddottis, tfmkt, s«1ld«. All &•», ntw siiociii. j « jub tàx fe -JT'.- ± -è ■.'9 i f » |, |* «to» ;«Mmméw TV ptctarii.. .mwMt MI kétfimAty jhnuri uid m t ■ v i t a mlo.tMm-ìnm. in i . immHìv* cernirmi mem èrWe fmrgèit cUthier* ì i* ; «ys \ ing btcqysè h#qrty è¥ttjf ctnf you pqy Il nfurtwd lo you It «tir fàtrfe» . . . teff toilorinq Look te Learbury to give you a brim-fóll measur* of -quality Ir» every garment that Eèdrs thelr fomous label , . . and at sensible prie**. 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